Her Corner: Ecco come Sarah Stewart ha deciso di cambiare la sua vita

Qui la versione originale in in inglese dell’intervista 

La prima cosa che ho notato è stato il suo modo di muoversi, così elegante e femminile. E il colore celeste dei suoi occhi, nonostante siano molto chiari, mi danno un senso di calore rincuorante.

‘Sì – mi sono detta – ho davvero scelto la coach perfetta’. Ecco come ho conosciuto Sarah Stewart  

I suoi modi e il suo metodo di lavoro mi intrigavano. Volevo sapere più di lei, e quando finalmente ha accettato di farsi intervistare ero già sicura che avrebbe ispirato i lettori almeno tanto quanto ha ispirato me.

RTC: Chi é Sarah?

Prima di rispondere accenna un sorriso lieve, mentre scruta il giardino di fronte a noi.

S:Ho tante sfaccettature, come se fossi tante persone in una. Sono ancora una bimba di due anni coi capelli ricci che adora i nonni, sono un’adolescente ribelle con l’anima hippie, sono una che ha lavorato in una panetteria dopo le scuole superiori e sono una professionista di settore – due graziose fossette si formano mentre sorride e gli occhi si illuminano in contrasto con il cielo grigio di Londra –  sono una che ama viaggiare. Ma soprattutto, sono una coach. Sento di avere la vocazione per servire gli altri attraverso il coaching, aiutandoli a trovare una versione migliore di loro stessi. Ecco chi sono.

RTC: Quando hai capito che essere una coach era la tua chiamata?

S: Ho lavorato in un’azienda che adottava il coaching come tecnica per migliorare l’attitudine e i risultati lavorativi degli impiegati. Ho sperimentato sulla mia pelle cosa significhi essere seguita da un coach, uscire lentamente dalla propria comfort zone ed acquistare sicurezza in se stessi.

Dieci anni dopo ho realizzato che non amavo più il mio lavoro. Ho chiesto ad un coach di aiutarmi e ho realizzato che continuavo a lavorare lì per i motivi sbagliati. Immediatamente, ho chiamato il mio boss dicendo che me ne stavo andando.

Mentre pronunciavo quelle parole ho avuto la sensazione che stavo facendo la cosa giusta. Per me è stato un salto nel vuoto, ho seguito ciecamente il mio cuore, nonostante non fosse il mio solito modus operandi. Sono cosí felice di averlo fatto.

RTC: La cosiddetta ‘zona di comfort’ è una condizione psicologica dove le persone si sentono a loro agio e in completo controllo. A coloro i quali hanno paura di fare un salto nel vuoto, diresti che la tua è stata una buona scelta?

S: Capisci che è un’ottima scelta nel momento in cui ti senti invadere da una sensazione di estremo benessere, quando ti rendi conto che ciò che ti teneva legata a qualcosa o qualcuno sparisce. È proprio allora che sai di aver fatto la scelta giusta. Dopo aver lasciato il lavoro ho iniziato un corso di coaching, piano piano mi sentivo sempre più sollevata di aver cambiato vita, sentivo ogni giorno di aver fatto la cosa giusta.

RTC: Che consiglio daresti a quelle persone che non hanno mai avuto un coach ma vorrebbero provare?

S: Sono convinta che il valore dell’aiuto di un coach sia inestimabile. Tutti noi abbiamo la famiglia, gli amici, i colleghi disposti a dirci ‘cosa fare’ e diciamoci la verità, non c’è niente di peggio! Il ruolo del coach è quello di fare domande, ascoltare e aiutare a trovare le risposte in ognuno di noi. Con il tuo coach puoi parlare serenamente in un ambiente sicuro, senza sentirti giudicato. Vorrei che tutti potessero rivolgersi ad un coach per analizzare e risolvere i propri problemi. È un processo che può essere davvero trasformativo con l’andare avanti del tempo.


RTC: Sono certa che molti dei nostri lettori si identificheranno con te, per il fatto che da giovane hai lavorato in una panetteria. Specialmente a Londra ci sono moltissimi giovani che mantengono gli studi lavorando in bar e pubs, nella speranza di avere poi una carriera differente. Come sei riuscita a dare una svolta alla tua vita? – Da panettiera ad un lavoro di ufficio?

S: Credo di aver provato ogni tipo di lavoro da giovane. Ho lavorato in cucina, ho fatto la cameriera, il mio unico scopo era quello di guadagnare i soldi a fine mese. Fino a quando ho capito di voler continuare gli studi e ho cominciato con una scuola serale per poi arrivare a studiare arte all’università. Non appena laureata ho trovato impieghi di ufficio generici per poi lavorare nelle risorse umane. Il segreto per cambiare è quello di fare un passo alla volta. Solo cosí è possibile migliorare davvero la nostra vita.

Sono ammaliata dalla motivazione di Sarah, dalla sua forza interiore e determinazione. Mi chiedo chi mai sarà stata la persona che l’ha ispirata di più.  

S: Quando ero in Laos, ho alloggiato in una casa vacanze gestito da una signora olandese e da suo marito, autoctono. Entrambi lavorano per la comunità H’mong, e offrono lavoro agli indigeni all’interno della loro struttura, composta da il piccolo albergo e da un ristorante. Lei e suo marito avevano un solo obiettivo: volevano trasformare la vita degli abitanti del villaggio per dare loro un futuro. Impressionante è la passione che ha spinto e tutt’ora spinge questa donna a fare ciò che fa.

Un’altra fonte di grande ispirazione è un uomo Hindu che ho conosciuto in India. Ha adottato e cresciuto due bambine abbandonate per strada, una cristiana e una musulmana, per dare loro un futuro migliore. Lo ammiro con tutta me stessa perché è una persona semplice che ha fatto così tanto per gli altri. Queste sono le persone che stimo, quelle che mi fanno riflettere sull’umiltà di persone comuni capaci di azioni straordinarie.

Davvero un piacere chiacchierare con Sarah, vorrei stare qui più a lungo ma abbiamo poco tempo e devo concludere la nostra intervista con la mia solita domanda.

RTC: Che consiglio daresti alla te stessa ventenne?

S: Siccome quando avevo vent’anni soffrivo perché non riuscivo mai a raggiungere il massimo della perfezione, direi a me stessa “Sarah tranquilla, non essere troppo dura con te stessa, tutto andrà benissimo!”

Faccio uno strappo alla regola e le faccio un’ultima domanda

RTC: Facciamo un salto nel futuro, che cosa ti direbbe una Sarah settantenne?

S: Questa è proprio un’ottima domanda da coach – probabilmente è semplice deformazione professionale – spero che a quell’età io possa guardarmi indietro e dire “Oh sí, sei stata brava…è andato tutto bene”.  

 

Laura Peli vive a Londra da quasi 10 anni dove lavora come Career Coach. Appassionata di TED Talks e Motivazione femminile é co-Direttrice di Ni-Cons Career Consulting e di Round the Corner

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