Her Corner: Caterina Soffici si racconta

È una fredda giornata di metà autunno, sono in un caffè a Notting Hill con il mio computer e la mia inseparabile agenda.

Aspetto Caterina Soffici, scrittrice e giornalista, collabora con Il Fatto Quotidiano, Vanity Fair,  il Venerdì di Repubblica, che ha accettato di farsi intervistare per il progetto ‘Her Corner’ su cui sto lavorando. È una donna che ammiro, stimo e ho avuto l’onore di intervistare lo scorso anno su London One Radio per l’uscita del suo libro “Italia Yes, Italia No”. Mi rimase subito impressa per la sua forza, determinazione e per essersi trasferita a Londra in età adulta.

Arriva alle quattro e trenta in punto, ci sediamo. Tra una chiacchiera e l’altra rivela che a marzo uscirà il suo nuovo libro, svelando il titolo in anteprima: “Nessuno può fermarmi”.

Prima di capire di cosa parli, la ringrazio per la sua disponibilità ed esordisco con la mia tipica domanda.

RTC: Chi è Caterina?

Caterina Soffici: È una persona che continua a cercare, che si pone continuamente delle domande e ne cerca le risposte. – E le trova?

Le risposte variano a seconda della fase di vita in cui ti trovi. Al momento sto cercando di capire come dare ordine alla mia vita, come gettare via – metaforicamente – alcune cose inutili.

RTC: Caterina tu che scrivi per giornali e riviste famose, quando hai capito che volevi diventare giornalista?

C: L’ho sempre saputo. Fin da bambina mi piaceva leggere, scrivere e raccontare. Ho sempre avuto un interesse costante e genuino per tutto quello che accadeva nel mondo, la mia curiosità mi portava a cercare risposte. Mi iscrissi a Scienze Politiche, mentì alla mia famiglia dicendo di aver scelto Storia dell’Arte, come tutti si aspettavano che facessi (bugia scoperta a Giugno del primo anno n.d.r.).

Mi sono laureata velocemente, e ho vinto una borsa di studio. Mi sono poi trovata a fare un’esperienza lavorativa intorno ai 22 anni per diventare funzionario parlamentare, a Montecitorio. Ma molto spesso ero in giro per il palazzo, la mia curiosità mi spingeva a conoscere quel luogo. Alla fine dei sei mesi ero certa che non avrei mai voluto lavorare in politica, ma conoscevo ogni angolo del palazzo! Credo faccia parte del percorso dei giovani, a vent’anni devi sperimentare e capire che cosa vuoi davvero fare.

RTC: Se non avessi fatto la giornalista cosa saresti diventata?

C: Forse sarei stata un critico d’arte, come avrebbe voluto la mia famiglia. Probabilmente mi sarebbe anche piaciuto molto, in quanto il lavoro di giornalista è cambiato negli ultimi anni, con lo sviluppo dei media e di internet sono cambiate le esigenze e le tempistiche e ora i giornalisti si ritrovano a dover produrre un articolo in poco tempo, senza mai andare a fondo. E la possibilità di fare giornalismo di riflessione come piace a me, via via diminuisce. L’unico modo di poter andare a fondo è quello di cominciare a scrivere libri. In fondo quello che mi è sempre piaciuto fare è trovare e raccontare storie.

RTC: Grazie ancora per averci rivelato in anteprima il titolo del tuo romanzo, posso chiederti se  puoi anche rivelarci brevemente di che cosa tratta?

C: È il mio primo romanzo, e mi sono davvero divertita a farlo. Scrivendolo ho avuto la libertà di andare a fondo e raccontare, basandomi su fatti reali che riguardano italiani a Londra – la mia curiosità e voglia di leggere bussano alla porta, ma dico a me stessa che dovrò attendere la primavera.

Photo Credit: Grazia Lissi

RTC: Ci sono state donne nella tua vita a cui ti sei ispirata?

C: Una delle persone che ho sempre ammirato è Inge Feltrinelli (vedova del famoso editore n.d.r.). La conobbi quando avevo 30 anni e la cosa che mi stupì di lei è che mi ha sempre trattata alla pari. La ammiro moltissimo perché è intelligente, libera e curiosa, una donna forte che dovuto rimboccarsi le maniche quando rimase vedova. E se adesso la Feltrinelli è quello che è sicuramente è anche merito suo.

 

L’altra donna nella quale ho trovato una grande fonte di ispirazione è mia madre. Ci è voluto del tempo per comprendere quanto la ammirassi. In età adulta, con la maternità, ho cominciato a capirla ed apprezzarla. Ha 83 anni, ma è giovane dentro, molto energetica e liberaOsservo che le donne che Caterina ammira si somigliano ed hanno un minimo comune denominatore: sono donne libere.

RTC: Ti sei trasferita in Inghilterra da adulta, nel 2010. Come hai capito che avresti dovuto fare un passo così decisivo?

C: Ci sono stati molteplici fattori. Mio marito fu trasferito qui per lavoro, io avevo lasciato il mio ruolo da capo redattore e lavoravo già come giornalista freelance, e i miei figli avevano rispettivamente 9 e 11 anni. Abbiamo lasciato tutto per ricominciare da zero in un paese straniero. All’inizio non nego che i miei figli fossero spaesati, ma ora posso dire che sono cittadini del mondo, parlano inglese perfettamente e riescono facilmente ad ambientarsi in diverse situazioni.

RTC: Giornalista di successo, moglie e mamma. Ma è davvero così semplice come sembra?

C: Non è assolutamente facile – le prendo come esempio i media che spesso mostrano famiglie surreali, con una vita perfetta – Nonostante ammetta di essere in una condizione più privilegiata rispetto a tanti altri, in quanto ho potuto lasciare il mio ruolo come capo redattore e iniziare come freelance, niente è davvero perfetto..

RTC: Come era avere un ruolo importante per un giornale ed essere donna? Cosa significa essere donna nel tuo campo professionale?

C: L’ambiente dove lavoravo era prettamente maschile e spesso mi sono trovata in situazioni dove il mio essere madre e lavoratrice non solo non veniva compreso, ma osteggiato di proposito. Venivo spesso ripresa per alcune mancanze, senza considerare il duro lavoro che offrivo costantemente. Era frustrante.

Ti è mai capitato di percepire del maschilismo sul luogo di lavoro?Il mondo del giornalismo è decisamente un mondo maschile e spesso maschilista. Ora, ho il vantaggio di dover rispondere solo a me stessa.

RTC: Che differenze hai riscontrato tra lavorare in redazione e come freelance?

C: Nel mio lavoro, quando sei freelance vieni giudicato in base a quello che scrivi. Ci sono molte altre difficoltà, ma almeno non il maschilismo diretto che trovi in un ufficio.

RTC: Che consigli daresti a quelle donne che vorrebbero cambiare la loro vita come hai fatto tu, ma non hanno coraggio di fare il primo passo?

C: Direi di non avere paura. Il fatto stesso che una persona stia pensando di cambiare, significa che c’è qualcosa che non va nella sua vita, e che non sta bene dove sta. Quando si comincia a percepire un disagio, si deve prendere coraggio, senza fare salti nel buio, e affrontare la situazione. Con l’esperienza ho riscontrato che se fai una scelta che ti porta al cambiamento, poi ti senti meglio, anche solo per il fatto di averci provato.

RTC: Passiamo ad una domanda ad ampio raggio. Che cosa ti fa arrabbiare?

C: La cosa che mi rende davvero furiosa è l’ingiustizia. Soprattutto quando vedo gli accanimenti verso un debole, o verso le donne, sia nel quotidiano che nei luoghi di lavoro.

È già passata un’ora, dobbiamo salutarci.

RTC: Concludo come sempre le mie interviste chiedendo che consiglio darebbe la Caterina di ora alla Caterina ventenne.

C: Le direi di essere meno impulsiva, perché alcuni errori fatti per mancanza di esperienza potrebbero non essere rimediabili in futuro – mi guarda sorridendo e aggiunge – a pensarci bene, per come sono andate le cose, non me lo darei come consiglio! Alla fine dei conti, la mia impulsività ha fatto di me la donna che sono.

Ci salutiamo. Nel conoscere Caterina da vicino sono stata toccata dalla sua personalità e determinazione.

Spero ci rivedremo ancora per l’uscita del suo libro in primavera.

 

Laura Peli vive a Londra da quasi 10 anni dove lavora come Career Coach. Appassionata di TED Talks e Motivazione femminile é co-Direttrice di Ni-Cons Career Consulting e di Round the Corner

Share This:


Leave a Reply

Your email address will not be published. Required fields are marked *